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C’è ancora domani: una rivincita in sala

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C’è ancora domani è il film che non ti aspetti: quando si è abituati ai cinepanettoni, non è scontato immaginarsi che il cinema italiano nel 2023 possa aver fabbricato un capolavoro di questo tipo. Questo film ci porta a Roma, dentro la vita di Delia, una donna madre di famiglia, con due figli maschi e una figlia in età da matrimonio. Il marito di Delia, Ivano, è un uomo violento. Delia riesce man mano a prendere consapevolezza di sé e del suo valore in quanto donna.

Parola chiave: coerenza e teatralità 

Il fascino del bianco e nero ci porta proprio con la mente in quell’epoca. Le scene più crude vengono narrate con suggestive immagini teatrali, fino ad arrivare alla chiusura del film: un folla di persone che fissano il marito violento della protagonista, sulle note di A bocca chiusa, di Daniele Silvestri. Alle scuole medie, ci facevano guardare Il bambino con il pigiama a righe, nella Giornata della Memoria. Chissà, forse per i prossimi 25 novembre e 8 marzo, nelle scuole faranno vedere questo film. 

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La sala

Andiamo al cinema per svago, per fare qualcosa di diverso. Quando si va a guardare un film del genere invece, ci si prende un impegno, una responsabilità. I primi minuti sono di entusiasmo; in fondo un film della Cortellesi non può che essere un bel film. Poi cala il silenzio. Si iniziano a sentire il rumore di chi tira su col naso e quello di chi piange. 

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Qualcosa è cambiato

Ci si alza dalla poltrona della sala, e ci si sente fortunate per non essere nate e cresciute nel contesto storico che presenta il film. Sicuramente esso non rappresenta la nostra società odierna, eppure ci sembra tutto così attuale.
È vero, il mito della donna che sta in casa a crescere i figli non è più la realtà; eppure, tanti sono gli uomini violenti come Ivano, o quelli possessivi come Giulio.

Non si guarda questo film con distacco, confinandolo a un contesto passato che si reggeva su un rapporto uomo-donna distorto dall’attitudine machista con la quale la dittatura aveva plagiato ogni uomo; lo si guarda con una percezione di continuità.

Oggi, per quanto le cose siano diverse rispetto al passato, non è abbastanza, c’è ancora tanto da fare.
Possiamo sempre credere nelle nuove generazioni,
possiamo migliorare,
c’è ancora domani.

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