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Come Taylor Swift ha rivoluzionato l’industria musicale

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Un’artista da record che domina le classifiche mondiali, oggetto di numerosi corsi di studio nelle più prestigiose università americane, vincitrice di 10 Grammy Award, capace di provocare boom economici e piccoli terremoti ovunque porti il suo The Eras Tour (il tour musicale con il maggiore incasso di sempre per il Guinness World Record) ma anche Persona dell’anno 2023 per Time Magazine. Sono passati quattro anni da quando Taylor Swift ha comunicato al mondo di avere tutte le intenzioni di ri-registrare i suoi primi sei album e, da allora, la sua fama è solamente cresciuta.

Ma perché ri-registrare i propri album?

Swift firma il suo primo contratto discografico nel 2005 con la casa discografica Big Machine Records. Dopo 13 anni, allo scadere del contratto, Big Machine viene venduta per intero alla Ithaca Holdings, e con essa anche i master originali dei primi sei album registrati da Swift. È quello che la stessa cantautrice definisce il suo “worst-case scenario”: i suoi primi album, 13 anni di carriera, sono stati venduti senza informarla ad una società gestita da un famoso manager musicale, Scooter Braun, per la somma di 300 milioni di dollari, senza alcuna possibilità di riacquistarli.

Non sorprende quindi che nel 2018, allo scadere del contratto, Swift decida di cambiare casa discografica e firma un nuovo contratto con la Universal Republic Records, con cui negozierà dei nuovi termini per i quali sarà lei e nessun altro a detenere tutti i diritti sul proprio lavoro.

Prima di giugno 2019, quando Swift ha ufficialmente annunciato le sue intenzioni di ri-registrare i suoi album, attrarre i fan con nuove versioni di vecchie canzoni era un concetto estremamente di nicchia nell’industria musicale. Swift mette in atto una strategia originale per riacquisire i diritti su ciò che le è stato sottratto: decide di registrare nuovamente tutte le canzoni del suo catalogo musicale così da poterne detenere i diritti, una scelta resa possibile soprattutto dal fatto che scrive tutte le proprie canzoni.

Inoltre, servendosi di una geniale strategia di marketing, Swift è stata in grado di rendere estremamente appetibili i suoi vecchi album sia al suo pubblico storico inserendo nelle nuove versioni canzoni inedite non incluse nelle registrazioni originali, sia ad un pubblico tutto nuovo permettendogli di sperimentare per la prima volta ogni sua era musicale.

L’impatto delle Taylor’s Version

L’enorme successo delle Taylor’s Version ha fatto correre ai ripari molte delle più grandi case discografiche, dalla Universal Music Group alla Sony Music Entertainment, che hanno aggiornato i termini contrattuali per i nuovi artisti per quanto riguarda la possibilità di ri-registrare il proprio lavoro passando dagli standard 5-7 anni a 10, 15 e addirittura 30 anni. È chiaro che, se gli artisti fossero i veri proprietari del loro lavoro e ne ricevessero i profitti direttamente, le loro etichette discografiche ne uscirebbero danneggiate, eppure solo di recente ci si è posti il problema di imporre una ferrea regolamentazione a questo fenomeno.

Questo è l’impatto che Taylor Swift è in grado di avere su un’industria multimiliardaria mondiale e non è la prima volta che la cantante della Pennsylvania sfida le consuetudini che la regolano. Non tutti si ricorderanno che per circa 3 anni, tra il 2014 ed il 2017, Swift ha ritirato tutto il proprio catalogo musicale da Spotify come protesta per le basse royalties pagate agli artisti dalla piattaforma di streaming nell’ambito della sua versione gratuita, nella convinzione che “Le cose di valore dovrebbero essere pagate. Secondo me la musica non dovrebbe essere gratis”.

Per lo stesso motivo, nel 2015 la cantautrice ha minacciato Apple Music di non lasciare che il suo album 1989 fosse pubblicato sulla piattaforma. In entrambi i casi, in tempi più o meno brevi, Swift ha ottenuto ciò che chiedeva creando un grande cambiamento positivo per tutti gli artisti che lavorano nell’industria.

Ripensandoci oggi, sembra quasi profetica la frase pronunciata da Barbara Walters, pioniera del giornalismo televisivo americano, quando durante un’intervista nel 2014 dichiarò che “Taylor Swift è l’industria musicale”.

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