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Crisi Climatica (Taylor’s Version)

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Non è un mistero che la rivista “Time” abbia incoronato Taylor Swift “Persona dell’anno 2023”,  un titolo storicamente riservato a figure di rilievo in campo politico e scientifico, che quest’anno viene riservato per la prima volta ad un’artista che “è stata in grado di portare gioia ad una società che ne ha disperato bisogno, costruendo un mondo dove la sua storia diventa leggenda e ognuno può trovare il proprio posto”.  

C’è però un’altra motivazione che rende Swift la persona dell’anno: secondo varie testate giornalistiche, infatti, solamente negli ultimi tre mesi ha emesso circa 138 tonnellate di CO2 – l’equivalente della quantità di energia elettrica utilizzata in un anno da 17 case – rendendola la persona che ha inquinato di più in tutto il 2023.  Per compensare una tale quantità di gas serra sarebbe necessario piantare 2282 alberi e lasciarli crescere per 10 anni. 

Questo è il secondo anno consecutivo in cui la cantautrice si posiziona al primo posto della classifica e recentemente un suo portavoce ha dichiarato che Swift starebbe cercando di ridurre le sue emissioni viaggiando meno frequentemente e acquistando i “carbon credits”, ovvero un meccanismo commerciale che consente di compensare le proprie emissioni di gas serra sostenendo progetti che riducono, evitano o rimuovono le emissioni altrove. 

Ma allora qual è il problema se è possibile azzerare il proprio impatto ambientale? 

Ce lo spiega in parole semplici il professor Bruce Usher della Columbia Business School in un’intervista rilasciata al New York Times: “[…] non illudetevi che, per ogni credito acquistato, si riducano assolutamente al 100% le emissioni di una quantità uguale”. La maggior parte dei carbon credits non finanzia attività che diminuiscono effettivamente le emissioni di CO2. Inoltre, il fascino dei crediti risiede nell’illusione che essi costituiscano una valida opzione per combattere il cambiamento climatico senza dover modificare la struttura della nostra società, ma di fatto, secondo alcuni scienziati, ci forniscono solamente una giustificazione pericolosa per continuare a comportarci in modo irresponsabile, posticipando il dibattito – estremamente necessario –  su quali siano le azioni da mettere in pratica come società per condurre una lotta alla crisi climatica più consapevole ed efficace.

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