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Distribuzione ineguale di risorse, opportunità e potere: i progressi ed i limiti nel percorso europeo verso la parità di genere

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Lavoro, educazione, salute, tempo, ricchezza e potere: in quali di questi settori e in quale misura gli uomini risultano ancora avvantaggiati rispetto alle donne? Quali quelli in cui si sono registrati miglioramenti diretti al raggiungimento dell’eguaglianza di genere, e quelli in cui, invece, risultano esserci ancora passi da fare in tale direzione?

Strumento elaborato nell’UE allo scopo di misurare lo stato dell’arte rispetto al raggiungimento della parità di genere è il Gender Equality Index (GEI).

Elaborato, per il 2023, in riferimento ai dati raccolti nel 2021 e 2022, dall’Istituto Europeo per la Parità di Genere (EIGE), principale centro indipendente di ricerca e fonte primaria di informazione sulla parità di genere dell’Unione Europea, esso è capace di analizzare i cambiamenti verificatisi nel corso degli anni sul tema. In particolare, in alcuni dei 6 settori considerati, quali quello del tempo e quello della salute, esso evidenzia i miglioramenti sostanziali nel livello di parità di genere medio europeo sia rispetto al 2020 che al 2013, primo anno di elaborazione del GEI, e in altrettanti di essi conferma, invece, la necessità di politiche strutturali, a livello comunitario e nei singoli Stati membri, capaci di condurre al riconoscimento degli stessi diritti e delle stesse opportunità a tutti, a prescindere dal sesso che essi rappresentano.

L’Indice di parità di genere (GEI) assegna all’UE e agli Stati membri un punteggio da 1 a 100 nelle 6 aree identificate: un punteggio di 100 significa che un Paese ha raggiunto la piena parità tra donne e uomini.

Per quanto riguarda l’UE, con 70,2 punti totali su 100, essa risulta ancora avere molto da fare per raggiungere l’uguaglianza di genere: sebbene tale punteggio medio sia condotto dal più alto aumento dell’indice su base annua dal 2013, analizzando nel dettaglio i dati relativi a ciascuna sfera si osservano differenze nei risultati ottenuti in ognuna di esse.

I passi avanti verso il traguardo dell’uguaglianza di genere

Quali i settori in cui l’UE compie i principali progressi verso l’obiettivo della parità di genere?

L’ambito sanitario risulta essere quello in cui a livello comunitario si raggiungono i migliori risultati (88,5 punti), soprattutto nel sottodominio dell’accesso ai servizi sanitari (97,3 punti).

Il dominio del denaro, che misura le disuguaglianze di genere nell’accesso alle risorse finanziarie e nella situazione economica, inoltre, risulta il secondo settore in cui l’UE ottiene il punteggio più elevato (82.6): infatti, sebbene il campo relativo alle risorse finanziarie (77.5 punti), che comprende i guadagni e i redditi mensili di donne e uomini, presenti ancora differenze tra i due generi, è il sottodominio relativo alla situazione economica, relativo al rischio di povertà e all’ineguale distribuzione del reddito tra le diverse fasce di reddito che, fortunatamente, contribuisce a garantire un elevato livello di parità tra uomini e donne nel complessivo settore monetario.

Inoltre, anche i divari di genere nelle attività di assistenza non retribuita e a carattere sociale e di svago presentano una diminuzione: dal 2020, il miglioramento maggiore del punteggio dell’UE è stato infatti registrato nel dominio del tempo (+ 3,6 punti), raggiungendo 68.5 punti. Questo, tuttavia, significa che anche in tale settore l’obiettivo della parità di genere non è ancora stato raggiunto: inoltre, il risultato è solo parzialmente positivo poiché si nota che il miglioramento nel sottodominio delle attività di cura (fino a 78,7 punti), sebbene principale motore di questo cambiamento, è dovuto principalmente al minore impegno delle donne nei lavori domestici e di cura non retribuiti, piuttosto che alla maggiore partecipazione degli uomini a tali mansioni. Nell’ambito del sottodominio delle attività sociali, il punteggio dell’UE è, inoltre, invece, leggermente diminuito (- 1,3 punti) e si attesta ora a 59,7 punti.

Permanenza delle diseguaglianze e necessità di ampi margini di miglioramento

L’altro lato della medaglia continua ad essere costituito dalla permanente diseguaglianza nella distribuzione di risorse conoscitive, monetarie e d’influenza tra donne e uomini: ciò, in particolare risulta evidente nel dominio del potere (59,1) in cui le disparità di genere risultano le più pronunciate: misurando la parità di genere nelle posizioni decisionali in ambito politico, economico e sociale, vengono qui considerati aspetti quali la rappresentanza delle donne nei parlamenti nazionali, nel governo e nelle assemblee regionali/locali, che si assesta, nella media europea, a livelli corrispondenti al 34% di ministre nei Governi, al 33% di parlamentari nazionali, e al 30% di donne nelle assemblee regionali o municipali degli Stati membri.

Inoltre, anche il sottodominio dell’equilibrio di genere nel processo decisionale economico, misurato dalla proporzione di donne e uomini nei consigli di amministrazione delle maggiori società nazionali quotate in borsa e delle banche centrali nazionali, e quello del potere sociale, che include dati sul processo decisionale nelle organizzazioni che finanziano la ricerca, nei media e nello sport, presentano livelli inadeguati di parità di genere.
Con solo il 33% dei membri dei consigli di amministrazione, del consiglio di sorveglianza o del consiglio di amministrazione delle maggiori società quotate, e il 28% dei membri del consiglio di amministrazione della banche centrali nazionali, risultano in tal senso evidente la necessità di politiche strutturali dirette al maggior coinvolgimento femminile nei ruoli dirigenziali e all’abbattimento del “soffitto di cristallo”. Ciò è riconfermato inoltre, per esempio, dal fatto che soltanto il 20% dei membri del più alto organo decisionale delle organizzazioni sportive olimpiche nazionali e il 41% dei membri dei consigli di amministrazione delle organizzazioni che finanziano la ricerca è di sesso femminile.

Anche il dominio relativo alla conoscenza, che misura le disuguaglianze di genere nei risultati scolastici, nella partecipazione all’istruzione e alla formazione nel corso della vita e nella segregazione di genere negli ambiti educativi presenta uno tra i più bassi livelli di eguaglianza. 

Sebbene il livello di partecipazione delle donne all’istruzione e alla formazione nel corso della vita risulti paritario rispetto a quello maschile, tuttavia, si evidenzia infatti ancora un’elevata la segregazione di genere nell’istruzione terziaria: per cui, mentre i settori della salute, del benessere, delle scienze umane appaiono come ambito di studio fortemente scelto da persone di sesso femminile, gli ambiti STEM, invece, presentano uno scarso coinvolgimento delle stesse: ciò si lega inoltre ai limiti nelle opportunità lavorative e di carriera che in tale contesto si presentano nei loro confronti, sottolineando la differenza tra uomini e donne nelle risorse conoscitive e occasioni d’impiego delle stesse.

Infine, sebbene il settore del denaro rimanga il secondo più alto dell’UE nell’Indice di parità di genere, con un punteggio di 82,6 punti, esso mostra segni di regressione per quanto riguarda la situazione economica (- 0,4 punti) dal 2020. Ciò riflette le battute d’arresto previste a seguito della pandemia COVID-19, ma serve anche come avvertimento di possibili conseguenze più durature per le disuguaglianze di genere nel reddito.

Ad un livello complessivo, il generale miglioramento europeo nel livello dell’uguaglianza di genere è inoltre accompagnato da una maggior convergenza in tal senso degli Stati membri: sebbene le differenze permangano, i Paesi con livelli più bassi di uguaglianza di genere stanno infatti recuperando terreno rispetto a quelli con i livelli più alti, con una diminuzione delle disparità tra gli Stati membri durante il periodo 2010-2021 e in progressione.

La misurazione dell’uguaglianza di genere risulta essere parte fondamentale di una politica efficace quale mezzo per l’integrazione di una prospettiva di genere nella preparazione, progettazione, attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche e della legislazione, e, in questo senso, il GEI rappresenta un esempio di importante strumento da utilizzare per implementare l’uguaglianza tra donne e uomini combattere le discriminazioni esistenti.

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