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Eppur si muovono

Nei giorni dell’alluvione in Toscana, molti giovani si sono messi a disposizione. Ma quindi, quand’è che questi partecipano?
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Una partecipazione solidale

Tanti giovani, durante l’emergenza, hanno deciso di impegnarsi sui territori colpiti dall’alluvione. Questo è un dato evidente che tanti commentatori hanno deciso di valutare nei giorni successivi alla calamità. C’è chi ha visto in questo fenomeno una riscossa di quella generazione che viene dipinta come individualista o alienata. Sicuramente la partecipazione durante una fase emergenziale è da vedersi come un fenomeno solidale, data anche la motivazione che ha mosso questa adesione. Infatti, stavolta il problema era evidente, in difficoltà c’erano gli amici e la presenza poteva quantomeno risolvere il problema immediato, che fosse un garage da sgomberare o una strada da spalare.

Le ragioni della partecipazione emergenziale

“Mi sono mosso quando ho visto i miei vicini in difficoltà”, dice Pietro, studente di un liceo pratese, confermando come la vicinanza del problema sia stimolo alla partecipazione. “Faccio il volontario dal 2020, dopo il covid ho pensato che fosse opportuno fare qualcosa di utile per gli altri”, afferma Riccardo, studente magistrale della Scuola di Scienze Politiche, dopo aver ribadito come la partecipazione sia stata una risposta a chi racconta la GenZ come nullafacente. Si nota quindi come il volontariato sia legato al senso di utilitĂ , su cui dover riflettere rispetto alla ripetuta denuncia di mancanza di partecipazione politica da parte dei giovani. 

La rassegnazione quotidiana

Le ragioni della mancanza della partecipazione giovanile è dovuta anche alla cosiddetta “stanchezza della crisi”, ossia quella sensazione di essere oppressi dalla complessitĂ  e dalle crisi economiche, sociali e ambientali tanto da rintanarsi nella propria bolla. Secondo il GenZ Global Report, pubblicato da GWI, negli ultimi anni è diminuito l’interesse a seguire ciò che accade nel mondo, toccando nell’ultimo quadrimestre del 2022 il 43%, con un abbassamento anche di chi è interessato ai temi ambientali (30%) e di chi segue le reti d’informazione (33%). Questo calo si deve proprio all’incapacitĂ  dei giovani di incidere nelle macro questioni e supporta la tesi della non partecipazione in caso in cui il problema sia percepito come lontano, non chiaro e irrisolvibile dal gesto individuale. Se nell’emergenza si coglie un raggio di luce, nel quotidiano i giovani si muovono verso la rassegnazione. 

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