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FNEC: Joseph Stiglitz riguardo le trasformazioni necessarie nella società

“L’obiettivo nel 21° secolo è spingere gli studenti a voler apprendere”: reti locali e formazione di cittadini responsabili quali chiavi per dirigersi verso lo sviluppo di un’economia civile.
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Qual è lo scopo principale del Festival Nazionale dell’Economia Civile? 

Svoltosi a Firenze dal 28 settembre al 1 ottobre 2023, il Festival vuole fornire dibattiti e risposte sostenibili, civili e partecipate riguardo le sfide globali, in particolare dal punto di vista economico e sociale, che distinguono l’era contemporanea, caratterizzata da grandi trasformazioni sociali e dalla transizione digitale ed ambientale.

Innovazione e coinvolgimento: gli strumenti per costruire un percorso verso il benvivere

Lo sviluppo di nuovi paradigmi politico-economici capaci di superare i limiti che quelli consolidati stanno dimostrando avere, attraverso il verificarsi di fenomeni come il cambiamento climatico, l’aumento delle diseguaglianze, e i cambiamenti nelle tipologie di lavoro, richiede un forte apporto di innovazione. Essa, capace di consentire lo sviluppo di approcci e soluzioni alternative rispetto a quelli esistenti, è dunque necessaria per l’affermazione di uno stile di vita e di svolgimento delle attività economiche che garantisce il “benvivere”, ovvero un’esistenza caratterizzata da maggiore sostenibilità non solo economica, bensì anche sociale ed ambientale e dal rafforzamento dei legami nelle collettività. 

Joseph Stiglitz, economista e premio Nobel per l’economia nel 2001, ha rappresentato l’ospite eccezionale del Festival che, nei primi due giorni dell’evento, meglio ha saputo evidenziare la necessità che si verifichi un cambiamento, a livello globale, nel modello che è ritenuto rappresentante dell’ “innovazione”: il professore ha sottolineato infatti che, mentre l’affermato “modello della Silicon Valley”, rappresentativo di un sistema in cui gli innovatori producono beni, servizi, e dinamiche finalizzate solo alla creazione di nuova ricchezza e che spingono ulteriormente il consumo, è invece necessario che tali giovani innovatori tengano fortemente in considerazione, quale aspetto fondamentale dei processi economici, anche l’innovazione sociale.

Ma che significato dare al concetto di innovazione sociale? Tale ampia definizione, che include “tutte le attività volte a dare  una soluzione nuova ad un problema sociale, che si dimostra essere più efficace, efficiente, sostenibile o inclusiva rispetto alle soluzioni esistenti e il cui valore generato viene principalmente indirizzato alla società, invece che ai singoli attori privati”,  deve assumere secondo il professor Stiglitz una dimensione quanto più possibile inclusiva, e capace dunque di coinvolgere  maggiormente attori che rispetto alle “forze di mercato”, che guidano le attuali dinamiche del sistema economico e sociale, sono invece state lasciate indietro: in questo senso, oltre al bisogno di trovare un equilibrio tra Stato e mercato, tra interessi pubblici ed interessi privati, è necessario che la società civile sia coinvolta in tutte le sue componenti nei processi di creazione, politici ed economici, volti alla produzione di valore per la comunità: giovani e individui svantaggiati sono in tal senso i primi che devono essere inclusi nei processi di ascolto delle loro esigenze e di sviluppo di soluzioni innovative rispetto alle stesse: il coinvolgimento della componente giovanile della società, in particolare, deve iniziare a livello locale, dove si possono trovare, secondo l’economista, le maggiori opportunità, risorse e speranze da alimentare attraverso la creazione di una rete di comunità capace, con la partecipazione di tutti, di offrire attività che alimentano e valorizzano la ricchezza sociale.

Istruzione e garanzia dei diritti fondamentali: il cambiamento parte dai territori locali.

Lasciare loro spazio e coinvolgerli nel processo politico per andare nella giusta direzione”: questo secondo l’economista Stiglitz l’approccio per includere le nuove generazioni nella creazione di opportunità capaci di soddisfare diritti e bisogni fondamentali, quali il diritto alla salute, quello all’istruzione e quello all’abitazione, talvolta messi a rischio da fenomeni sempre più attuali come l’aumento dell’ incertezza economica e lavorativa e delle diseguaglianze, nonché la crisi ambientale. Questi, quali basi necessarie sia per il benessere individuale che per alimentare il senso di comunità dei cittadini, possono essere rafforzati proprio attraverso la presenza di una rete di comunità attiva, che costituisce infatti lo strumento essenziale affinché un territorio possa svilupparsi, favorendo un riequilibrio delle condizioni di imparità esistenti e spesso derivanti dalle esternalità negative di un sistema globale: qui si sviluppa infatti sia la conoscenza di bisogni e criticità locali, che la più concreta possibilità di agire, attraverso la collaborazione cittadini-amministrazione, affinchè tali elementi essenziali per il benessere individuale e collettivo siano garantiti. 

Fondamenta necessarie delineate da Stiglitz per garantire un’azione propositiva in questa direzione, dando necessaria centralità al ruolo dei giovani, sono sia la garanzia del diritto di accesso all’istruzione, sia il bisogno che il modello stesso di istruzione venga modificato: esso deve concentrarsi non più sulla volontà di trasmettere pure conoscenze agli studenti, ad oggi, con internet, facilmente diffondibili, ma sulle capacità di ragionamento, di apprendere, e di formulare una propria visione, che costituiscono l’elemento essenziale per la formazione di cittadini consapevoli, attivi, e dotati di capacità sempre più utili nell’ambito di un mondo in trasformazione.

Rinnovata ma anche sempre più strumento utile di riduzione delle diseguaglianze, in ulteriore aumento sia a livello globale che locale: l’educazione deve essere quindi  garanzia della libertà di conoscenza e di partecipazione ad attività formative, che costituiscono mezzi che permettono ad ognuno di esprimere al meglio le proprie potenzialità e venire coinvolto in legami tra individui, comunità, e fondazioni che vedono nell’intelligenza relazionale, nella cooperazione, anziché nel conflitto, e nella sostenibilità i veri strumenti per creare valore sociale e “superare i limiti” costituiti dalle sfide contemporanee.

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