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Gioco: dal divertimento alla patologia

Riflettori su un dramma trascurato
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Le recenti vicende, intrise di scandalo, legate alle scommesse nel mondo calcistico hanno riportato sotto i riflettori dell’opinione pubblica, come spesso accade in questi casi, un problema già presente e di per sé rilevante al di là della popolarità e del prestigio dei soggetti coinvolti.

Considerazioni preliminari

La ludopatia, o per meglio dire il gioco d’azzardo patologico, è considerata giĂ  dal maggio 2013 dal «Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders una patologia che rientra nelle cosiddette “dipendenze comportamentali”»1. Ciò che caratterizza tali dipendenze è il loro impatto sulla vita sociale e lavorativa, le quali, con buona probabilitĂ , vengono compromesse in modo negativo. Il giocatore compulsivo è difficilmente in grado di porre dei limiti al proprio coinvolgimento nell’attivitĂ  ludica. Il caso dei calciatori italiani ci permette – in modo del tutto arbitrario, poichĂ© non supportato da alcuna evidenza empirica o testimonianza dei diretti interessati – di verificarlo: per quanto sia esplicitamente indicato dalla FIGC2 e dall’etica professionale scommettere illegalmente sulle proprie e sulle altrui prestazioni sportive condotte nella medesima competizione, il soggetto ludopatico, piĂą che cosciente di mettere a rischio la propria carriera professionale, persegue comunque un altro tipo di rischio, che è piĂą opportuno chiamare un “azzardo”. Quel detto medievale per il quale “il gioco non varrebbe la candela”, risulta piĂą che calzante, anche se colorata da una nota di amara ironia. 

Così semplice, ma così complesso

Per quanto possa generare scalpore, il gioco d’azzardo (illecito) nel mondo dello sport non è esattamente ciò che, almeno in questa sede, riteniamo essere il fenomeno rilevante. Quell’attenzione, stimolata dallo scandalo sportivo, va reindirizzata verso qualcosa di piĂą profondo. Quello che serve è un taglio, per così dire, piĂą critico. Prima di parlare di un gioco patologico è bene intendersi su cosa denoti la parola stessa “gioco”. Ebbene, a ciò non si può dare un’unica risposta valida. Nei secoli la nozione di “gioco” è stata, e rimane ancora, una nozione complicata. Il gioco, di per sĂ©, per quanto possa sembrare difficile da credere, denota una realtĂ  complessa e polivalente. Per dirla in breve, non esiste una nozione universale di gioco. Se proprio vogliamo mettere d’accordo tutti, lo definiremo come un’attivitĂ  la cui caratteristica distintiva è la volontarietĂ  – generalmente non si gioca contro la propria volontĂ . 

Per quanto, di norma, alla parola “gioco” si associno connotazioni piacevoli e positive, la stessa parola può anche denotare fenomeni – e ne abbiamo giĂ  fornito un esempio evidente – dai connotati patologici e drammatici. Con la stessa parola indichiamo tanto l’attivitĂ  ludica e formativa di un bambino quanto tutta quella serie di attivitĂ  nelle quali si fa affidamento, in modo esclusivo o parziale, al caso. Ed è soprattutto in questi casi (ma non esclusivamente) che può insidiarsi il risvolto patologico. Perciò un’attivitĂ  la cui caratteristica “universale” è la volontarietĂ , può sfociare in dipendenza, e accettazione passiva. La volontĂ  può venire meno di fronte al bisogno compulsivo e, in questo modo, il gioco può diventare qualcosa di simile ad un automatismo “indipendente” dal giocatore. Generalmente a questa modalitĂ  di gioco, che siamo soliti definire “d’azzardo”, è anche associata la scommessa di una somma piĂą o meno ingente di denaro, ma ciò che vogliamo sottolineare non è tanto l’elemento pecuniario quanto, invece, il piacere e, in casi estremi, l’assuefazione nei confronti della dinamica del rischio. Sfidare e vincere la totale incertezza può inebriare piĂą del denaro. 

Un dramma normalizzato

Alla pratica già di per sé drammatica del primato del «gioco sul giocatore»3, si aggiunge anche il fatto che pratiche che favoriscono l’insorgere di situazioni patologiche sono perfettamente normalizzate. Innumerevoli pratiche favoriscono l’insorgere di questo tipo di disturbo dalle slot machine ai Gratta&Vinci ed alle scommesse sportive. Il numero dei soggetti con problemi di dipendenza dal gioco in Italia supera, oramai da tempo, il milione e a tutto ciò, come riportato dall’ultima Relazione annuale del parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze4, si aggiunge anche la crescita del fenomeno nella popolazione minorenne. Ad essere motivo di scandalo non è il dramma di un giocatore compulsivo, che sia famoso o meno, ma la leggerezza con cui pratiche rischiose perfettamente legali vengano normalizzate; una tale leggerezza va compensata con una consapevolezza diversa del concetto stesso del gioco e non solo dai suoi possibili “effetti collaterali”.

  1. Cit. p.39, Avella, A. (2018). Progetto per la sensibilizzazione e prevenzione di adolescenti a rischio ludopatia in Triassi M. (a cura di), Studi e ricerche di sanità pubblica e delle professioni sanitarie, Federico II Open Access University Press, Napoli, 42-49. ↩︎
  2.  Federazione Italiana Giuoco Calcio. ↩︎
  3.  Cfr. Gadamer H.G. (1960). Verità e metodo, Bompiani, Milano. ↩︎
  4.  https://www.politicheantidroga.gov.it/media/ix0b0esf/relazione-al-parlamento-2023.pdf ↩︎

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