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Giovani, sì! Voce alla condizione dei ragazzi toscani per una prospettiva sul futuro del territorio

Quali le necessità per i residenti nella Regione? Oltre alle criticità, dall’analisi anche valide proposte per migliorare la situazione giovanile
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Incertezza e precarietĂ , intraprendenza e volontĂ  di autonomia: queste le due facce della medaglia della condizione della popolazione giovanile italiana, nel suo complesso, e toscana.  

Attraverso la lente d’ingrandimento sulle condizioni di vita e le necessità dei giovani toscani costituita dall’indagine di Ipsos su 800 giovani tra i 18 e i 40 anni, la transizione verso l’indipendenza economica e personale risulta quale principale problematica per la componente giovanile della Regione: oltre a criticità e instabilità, si delineano però anche possibili soluzioni a favore del riconoscimento della sua rilevanza per uno sviluppo dinamico del tessuto economico e sociale del territorio.

Ritardi e difficoltĂ  nella transizione verso la vita adulta

“Degiovanimento”: questa la tendenza che ha portato, negli ultimi decenni, l’Italia ad avere il numero di giovani più basso dal 1861: trasformazione demografica evidente anche in Toscana e che, insieme al radicarsi dell’instabilità economica, è ciò che conduce la popolazione giovanile ad avere minore rilievo economico nella popolazione, subendo la “sindrome del ritardo cronico”, maggior ostacolo al suo percorso verso l’entrata nel mondo del lavoro e il raggiungimento delle aspettative di indipendenza.

Criticità fondamentale è costituita dalla transizione dal mondo scolastico a quello lavorativo: non solo nella Regione la percentuale di laureati (29%), è molto inferiore rispetto alla media europea (41%), ma anche l’età mediana della prima occupazione (23 anni) e i livelli di disoccupazione risultano non allineati alle tendenze nel continente, evidenziando la scarsa partecipazione dei giovani al contesto economico regionale.

Sebbene qui il tasso di disoccupazione giovanile risulti comunque inferiore rispetto alla media nazionale, un ulteriore elemento critico per la Regione è costituito dal gap di genere, che evidenzia un livello molto più elevato di giovani disoccupate (32,3% tra le 15-24enni) rispetto ai loro coetanei (22%), a cui si aggiunge inoltre un alto indicatore di mancata partecipazione alla vita economica: il numero degli inattivi e dei ragazzi disponibili a lavorare, ma che non riescono a trovare un’occupazione, corrisponde infatti al 37.6% dei giovani toscani, il che evidenzia l’assenza di un adeguato legame tra giovani e mondo lavorativo.

Dispersione del capitale umano: Neet e povertĂ  lavorativa

Vulnerabilità nell’accesso al mondo lavorativo è sinonimo anche di rischio di esclusione sociale: particolarmente colpiti da tale condizione di marginalità risultano essere non solo i circa 86.000 Neet toscani, giovani che non studiano e non lavorano, presenti in una proporzione che riflette la media nazionale (24,4%), e in maggioranza attivi nella ricerca di un impiego ma anche coloro che si trovano in condizioni di povertà lavorativa: nonostante abbiano un’occupazione, essa non può infatti essere definita un “decent work”, ovvero lavoro dignitoso, capace di garantire stabilità, soddisfazione personale e garanzie sociali.

In tal senso, sebbene in Toscana la retribuzione mediana lorda oraria negli ultimi anni risulti aumentata anche per le coorti inferiori, queste operano spesso attraverso forme contrattuali “non-standard”, come quella dell’apprendistato, incapaci di garantire adeguati livelli di regolarità, retribuzione e protezione sociale, dunque prospettive future.

Le carenze di sicurezza economica descritte entrano in contrasto con la volontà dei giovani di progettare un futuro adulto: i residenti di età tra i 18 ed i 40 anni dichiarano infatti di avere forti aspettative in ambito educativo, sociale e lavorativo, dimostrando intraprendenza nel perseguimento, attraverso il proprio percorso di formazione, delle proprie inclinazioni personali e di un lavoro gratificante, nonché di ambire ad un’occupazione che garantisca un’adeguata fonte di reddito ed orientata al bene della collettività: tali aspetti risultano inoltre maggiormente sentiti dai giovani toscani anche rispetto alla media di quelli italiani.

Coinvolgimento nel territorio e politiche attive

Quali le possibili risposte alle difficoltĂ  nelle transizioni di vita di cui sono protagonisti i giovani toscani?

Quanto delineato evidenzia la necessità urgente di politiche volte a migliorare i presupposti adatti alla loro piena realizzazione: la valorizzazione del ruolo sociale della componente giovanile risulta essere il principale alleato. Il coinvolgimento nel tessuto economico e sociale, infatti, alimenta un circuito virtuoso che stimola sia possibilità dei giovani di vivere in un’area che favorisce l’espressione delle proprie potenzialità, che lo sviluppo e il benessere del territorio stesso.

Politiche attive abilitanti risultano quindi essere lo strumento da impiegare per migliorare la qualità delle condizioni di vita giovanili: è necessario implementare produzione e valorizzazione del capitale umano attraverso il miglioramento di percorsi di formazione e apprendistato offerti, unitamente all’incentivo di un maggiore contatto tra domanda e offerta di lavoro e al monitoraggio delle condizioni di lavoro offerte ai giovani, che devono garantire loro dignità e stabilità economica, quindi rilevanza sociale.

Inoltre, risulta necessario implementare strategie di intercettazione dei giovani attraverso la rete delle istituzioni locali per ridurre il rischio di marginalitĂ  giovanile rispetto al mercato del lavoro e costruire un contesto sociale complessivo capace di assicurare opportunitĂ  e misure istituzionali di supporto economico ai giovani che non hanno ancora raggiunto la piena stabilitĂ  economica.

Il potenziale di intervento, in particolare nel territorio toscano, è elevato: il rafforzamento di tutti gli strumenti che agevolano i giovani toscani, e italiani, nel conseguire gli obiettivi di crescita e indipendenza e assumere il ruolo di portatori d’innovazione, costituisce un vantaggio per la società tutta, che è necessario perseguire affinché non si lascino fuggire all’estero rilevanti opportunità.

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