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I politici di oggi sono stressati?

Quante volte sentiamo dire che i politici sono pigri e svogliati? Gli studi scientifici dimostrano il contrario. Attraverso un’intervista a due Senatori della Repubblica italiana abbiamo cercato di capire come affrontano il tema dello stress da sovraccarico di lavoro.
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Un’intervista a due Senatori della Repubblica svela la verità 

Quando pensiamo ai politici, spesso tendiamo a categorizzarli come “pigri” e “svogliati”. La ricerca empirica, però, ha dimostrato che essi sono spesso sottoposti allo stress tanto quanto altre occupazioni: i lunghi orari di lavoro, l’intensa pressione e gli innumerevoli viaggi sono solo alcuni esempi che rendono la professione politica vulnerabile ai problemi di salute mentale. Per verificare se davvero i politici sono degli scansafatiche, come molti pensano, oppure soffrono di ansia e stress derivante dal sovraccarico di lavoro, abbiamo fatto un’intervista a un Senatore e una Senatrice della Repubblica italiana ponendo cinque domande.

Per prima cosa, abbiamo chiesto loro quali sono gli elementi di stress più comuni che riguardano il ruolo di parlamentare. Per entrambi i Senatori il fattore di stress più rilevante è la gestione del tempo: i lunghi lavori in Senato e gli impegni presso le Commissioni parlamentari incidono moltissimo nel sovraccaricare la loro psiche. La Senatrice, infatti, evidenzia come “Anche se dall’esterno potrebbe sembrare il contrario, molto spesso i tempi della politica sono piuttosto stretti e vivaci. In particolare, la riduzione del numero totale dei senatori ha generato l’aumento degli incarichi di responsabilità in capo ad ogni parlamentare”.

Secondariamente, abbiamo chiesto come fosse possibile conciliare vita lavorativa e vita privata e siamo rimasti sorpresi dal fatto che abbiamo ricevuto due risposte molto diverse. Se per il Senatore “La vita privata non c’è quasi più”, poiché è davvero complesso conciliare entrambe le sfere, la Senatrice, invece, sostiene di essere capace di gestirle entrambe, dato che “Volere è potere e con un’organizzazione il più possibile precisa […] [è possibile] conciliare questi […] aspetti della […] vita”.

In terzo luogo, è stato chiesto ai Senatori quanto il giudizio dei media e dei cittadini impattasse sulla loro salute mentale. Entrambi concordano sul fatto che i politici debbano essere preparati a essere giudicati e/o criticati dall’opinione pubblica. L’essere al centro dell’attenzione, in poche parole, fa “parte del gioco” della politica e deve essere accettato. “Chi fa politica deve essere preparato a una sovraesposizione sia sui media sia dell’opinione pubblica” dice il Senatore, “Questo è un aspetto del nostro ruolo di parlamentari che ritengo indispensabile, […] non può mancare nella vita di una democrazia e trova la sua massima espressione nel momento del voto. Certo, io credo si debba lavorare molto per garantire un’informazione corretta, che poi è quella che permette di farsi un giudizio. Essere giudicati per ciò che effettivamente si è fatto è una parte essenziale di questo circuito”, aggiunge la Senatrice.

Abbiamo chiesto se nel Parlamento ci sono strutture/uffici dedicati al benessere psicologico. Anche in questo caso abbiamo ricevuto risposte molto diverse. Il Senatore afferma ridendo “Ma che io sappia, no. In Senato non mi pare, ecco. Forse ce ne sarebbe bisogno”, mentre la Senatrice sostiene che in Senato ci sono strutture in grado di supportare i politici in ogni momento della loro attività “e questo comprende anche l’assistenza da un punto di vista medico e psicologico, che viene fornita ogni qualvolta se ne ravvisa la necessità”.

Infine, abbiamo domandato se dentro il Parlamento, i politici parlassero del tema dello stress e del sovraccarico di lavoro. I Senatori hanno risposto affermativamente ed hanno evidenziato come la principale causa di questo grande stress derivi dalla riduzione del numero dei parlamentari. Il Senatore dichiara che “Questa riduzione dei parlamentari oggettivamente ha ridotto la qualità del lavoro, […] [perché] i gruppi più grandi riescono ovviamente a coprire tutte le attività e i gruppi più piccoli, che sono ormai la maggioranza, fanno tre, quattro Commissioni al giorno”. La Senatrice aggiunge che “È molto importante in questo senso riuscire a fare gruppo con i colleghi per scambiarsi punti di vista e per darsi reciproci consigli”. 

In conclusione, la nostra rappresentazione dei politici italiani è molto più stereotipata di quanto si pensi. I cliché dei politici scansafatiche sembrano essere diametralmente opposti rispetto alla realtà, ossia rispetto a quello che viene evidenziato nei recenti studi scientifici e nella nostra intervista. Crediamo fermamente che questo tipo di ricerche possa essere utile per abbattere i tabù sulla salute mentale che partono proprio da chi ricopre la carica di politico per poi estendersi sull’intera società.

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