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Il bullismo in Italia: gli ultimi dati

 Il bullismo è ancora un problema rilevante nelle scuole Italiane. Moltissimi studenti sono stati vittima o hanno assistito a episodi di bullismo
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Problemi nuovi e problemi vecchi

Il bullismo è ancora un problema rilevante nelle scuole Italiane. Moltissimi studenti sono stati vittima o hanno assistito a episodi di bullismo. Quali sono le soluzioni?

Il bullismo è un problema tangibile nelle realtà scolastiche italiane. Moltissimi studenti sono  ancora costretti a vivere in un ambiente fatto di soprusi, con evidenti effetti scolastici e psicologici  nel breve e lungo termine. 

Con l’intensificarsi della presenza online dei giovani, il bullismo si intreccia con la dimensione  social del cyberbullismo, per cui le angherie un tempo ristrette agli spazi pubblici, ora penetra  digitalmente nelle alle mura di casa, assumendo forme e strategie nuove. 

Per quanto ancora non ci siano dati sistematici relativi all’impatto del bullismo sul problema  cronico dell’abbandono scolastico in Italia e l’aumento dei fenomeni di isolamento sociale (o  Hikikomori), è lecito chiedersi quanto questi fenomeni siano intrecciati. 

L’immagine ed il peso del bullismo

Il bullismo è un fenomeno tristemente noto a livello mondiale: secondo l’UNESCO ne avrebbe  sofferto il 30% della popolazione studentesca mondiale 

Secondo il report del 2023 dell’Osservatorio Indifesa, il 63% dei giovani italiani dai 14 ai 26 anni  avrebbe subito o assistito ad episodi di bullismo: un dato che sale al 71% se si parla di forme  generiche di violenza psicologica o verbale. Secondo la Fondazione Terre des Hommes, impegnata  nella difesa dei bambini e dei ragazzi dagli abusi, il bullismo sarebbe “la minaccia più temuta da  oltre un adolescente su tre”. Coerentemente coi dati dell’osservatorio, l’ONG stima che sei  adolescenti su dieci abbiano assistito ad atti di bullismo o cyber-bullismo. 

Si tratta di dati a primo impatto assai superiori rispetto a quanto riportato dal Ministero della  Salute. Secondo l’indagine Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) del 2022, gli atti di  bullismo sarebbero più frequenti nel periodo delle scuole medie: intorno al venti 20% degli  undicenni maschi e femmine sarebbero stati vittime di bulli, mentre la percentuale scenderebbe  intorno al 10% per i quindicenni. Questi dati coincidono con i risultati internazionali, per cui il  bullismo raggiungerebbe il suo picco tra la scuola media e l’inizio delle superiori. I ragazzi  sembrerebbero più propensi ad essere bulli e vittime, dato che ci fa pensare quanto il fenomeno  possa essere correlato ai valori di una società maschilista – non a caso è stato notato come il  bullismo sia spesso considerato un rito di passaggio maschile

Ovviamente le differenze stanno nelle rilevazioni stanno nel metodo di ricerca: ciò che varia dai  dati stimati dalle istituzioni ufficiali ai dati dell’ONG sta proprio nella definizione del bullismo. Nel  secondo caso, infatti, l’Osservatorio ha favorito le definizioni degli studenti, rispettando la loro  sensibilità, e raccogliendo dati relativi ad una popolazione che va anche oltre il periodo di  scolarizzazione (gli intervistati avevano fino a 26 anni). In ogni caso, il fenomeno resta importante,  ed è plausibile pensare che sia proprio la maggior attenzione di genitori, docenti e studenti a  contribuire ad una riduzione statistica del fenomeno e al contempo ad una maggiore percezione di  esso. 

L’Osservatorio definisce il fenomeno del bullismo come “l’insieme dei comportamenti arroganti e  di sopraffazione nei confronti dei più deboli. Il “bullo” […] compie atti di violenza (fisica e  verbale) nei confronti della vittima, per escluderla e offenderla e per sancire la propria  superiorità.”.

Una definizione più completa psicologicamente di quella data dal Ministero dell’Istruzione,  secondo cui il bullismo “consiste in azioni violente e intimidatorie […] su una vittima […]  generalmente attuate in ambiente scolastico”, riducendo il fenomeno ad una questione di ordine  pubblico piuttosto che abbracciare anche la dimensione psichico-culturale e valoriale del bullo

Quali sono i principali effetti del bullismo? Secondo la rivista Children and Schools dell’università  di Oxford, l’aver subito o compiuto atti di bullismo è direttamente correlato all’abuso di sostanze,  l’ansia, la depressione e disordini comportamentali di vario tipo in età adulta. Infatti, il bullismo è,  psicologicamente parlando, un evento traumatico tanto per chi lo compie quanto per chi lo  subisce. 

Dato confermato dalla Pediatrics and Child Health, afferente alla stessa università britannica,  siccome “la probabilità di essere diagnosticati con un disordine psichiatrico nella prima età  adulta aumenta se il ragazzo ha subito o commesso atti di bullismo”. 

L’Osservatorio ci spiega che le vittime riportano in maniera consistente la perdita dell’autostima e  l’isolamento dagli affetti, nonché ansia sociale e attacchi di panico. I luoghi più a rischio sono  senza dubbio gli ambienti scolastici, ma ultimamente – correlato alla crescita del fenomeno delle  baby-gang- anche i luoghi pubblici e di svago.  

La prevenzione 

La prevenzione del bullismo è uno degli obbiettivi istituzionali del Ministero dell’istruzione. Il  ministero distingue tra più livelli d’azione per la prevenzione del fenomeno

Innanzitutto, i docenti devono fare attenzione a fenomeni di violenza psicologica e fisica negli  istituti e proporre questionari o interviste per rilevare l’entità del caso. Gli interventi di  prevenzione consistono poi nell’accrescere la diffusa consapevolezza del fenomeno del bullismo  attraverso attività curriculari incentrate sul tema (letture, film video, articoli, etc.). Poi,  responsabilizzare il gruppo classe attraverso la promozione della consapevolezza emotiva e  dell’empatia verso la vittima e organizzare dibattiti sui temi del bullismo e cyberbullismo. Resta  necessario includere gli alunni con insegnanti e le famiglie tramite un approccio sistematico, al  fine di promuovere un percorso di vicinanza e ascolto e intercettare precocemente le difficoltà.  Infine, è necessario prendersi carico e rendersi responsabili, tanto da parte dei docenti quanto di  tutte le famiglie coinvolte, dei fenomeni di bullismo, così da agire in maniera efficace tramite un  approccio collettivo

All’azione del governo, si affiancano attività e interventi del terzo settore, come Save The children,  la quale organizza laboratori di sensibilizzazione del tema tanto dentro quanto fuori le classi degli  istituti medi e superiori. Come tutti i problemi sociali, la consapevolezza da parte dei singoli individui e della comunità  risulta l’arma più forte per contrastare il fenomeno del bullismo, il quale si radica nell’indifferenza  di professori, alunni e famiglie. Il modo migliore per contrastare il fenomeno e prendersene carico,  e coinvolgere tutti gli attori interessati, istituzionali e non.

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