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Il gioco della politica

La società nella quale viviamo è in continua evoluzione e con lei si evolve anche la politica. Ad un elettorato sempre più esigente e scettico segue un linguaggio politico che punta a ridestare la fiducia del popolo attraverso strategie comunicative nuove.
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“Tiro alla fune” tra intrattenimento e spettacolarizzazione

La società nella quale viviamo è in continua evoluzione e con lei si evolve anche la politica. Ad un elettorato sempre più esigente e scettico segue un linguaggio politico che punta a ridestare la fiducia del popolo attraverso strategie comunicative nuove.

Il culto “pop” della politica moderna non è solo un mito, ma è la nuova espressione di un marketing politico che cavalca l’onda social per cercare il consenso popolare in un “gioco” che non ha mai fine.

Infinito smisurato 

Il web. I social. Che bella invenzione.

In un mondo veloce e in continuo cambiamento, dove le certezze sul futuro sembrano venir meno, quello che aiuta davvero è il senso di appagamento e di sicurezza che si prova nel sentirsi parte di un qualcosa di più grande. Di una comunità sociale che va ben oltre la realtà che conosciamo.

Viviamo in un’epoca storica dove la velocità e l’informazione, l’intrattenimento e la spettacolarizzazione non mancano di certo. Le prime sono in qualche modo strettamente connesse alle evoluzioni tecnologiche e comunicative che caratterizzano la contemporaneità: nel reperire qualsiasi tipo di informazione basta accedere a un social e in men che non si dica veniamo a conoscenza di ciò che accade nel mondo. La quantità di contenuti e notizie che abbiamo a disposizione sono infinitamente abbondanti, ma ciò che spaventa davvero è che questo infinito (così come l’astrazione matematica ∞) può crescere in maniera smisurata. Infatti, ogni utente ha la possibilità di creare contenuti digitali e di condividerli con la cerchia di individui che abita i social. Questi ultimi a loro volta sono soggetti portatori di informazioni e così, in una circolarità senza fine, il web viene “intasato” di contenuti, notizie, post e pensieri di ogni singolo utente.

Il culto pop della politica 

Questa comunicazione continua, che predilige lo spazio digitale come luogo di produzione contenutistica, ha cambiato profondamente anche le modalità attraverso le quali si fa comunicazione politica. È qui che l’intrattenimento e la spettacolarizzazione trovano terreno fertile per progredire: a quella politica che oggi “comunica” via social, autori come Mazzoleni e Sfardini attribuiscono l’aggettivo pop (dall’inglese “popular”) e cioè popolare.

Per essere più chiari

È una politica che intrattiene, che diverte, che anima il mondo social con contenuti spettacolarizzati. Una politica che risponde ai codici comunicativi dei nuovi media e che conseguentemente adatta il proprio linguaggio alla logica e al funzionamento di questi stessi strumenti. Una politica popolarizzata che, attraverso la “botta e risposta”, punta a ottenere il più ampio consenso popolare nel minor tempo possibile.

È, metaforicamente, un gioco politico molto simile al “tiro alla fune”. Tutti, o quasi tutti, ci abbiamo giocato almeno una volta nella vita. Le due squadre si dispongono alle estremità della fune: obiettivo di ogni squadra è quello di tirare la squadra avversaria verso di sé così da avere il punto marcato più vicino agli avversari al di là della metà campo[1].

Per un attimo sfruttiamo la fantasia. Immaginiamo che questo gioco si faccia continuamente in politica e che le squadre siano costituite dai partiti indistintamente dall’orientamento (destra o sinistra la differenza qual è?). In questo caso l’obiettivo delle rispettive parti è quello di tirare o attirare verso di sé gli elettori per ottenere il loro consenso e la loro approvazione.

Per essere più precisi: la fune siamo noi. Dunque, immaginate i politici che, ambo le parti, tirano di qua e di là la fune in una gara che non ha mai fine. È sostanzialmente quello che caratterizza la politica contemporanea e cioè la ricerca di approvazione continua. Un gioco che non ha mai vincitori: è un’attività continua, infinita, piena di scontri e di battibecchi, di tweet e re-tweet.

Questo avviene perché ci si aspetta che il leader sia sintonizzato con i cambiamenti sociali e con i dibattiti più “hot” del momento e questa aspettativa lo porta inevitabilmente a costruire la propria immagine e identità attraverso i social. I leader diventano dei veri e propri prodotti dello spettacolo: i loro profili social sono i luoghi all’interno dei quali ognuno di loro costruisce o accresce la propria popolarità. Le frecciatine, i battibecchi, i messaggi provocatori che i politici si scambiano tra di loro diventano virali e ciò produce un’eco sociale talmente forte che prima o poi tutti, alla fine, ne parlano.

Inoltre, è sui social che si consolidano nell’immaginario collettivo le preferenze o meno rispetto a quella determinata figura. Insomma, un nuovo marketing politico che in un’ottica di “campagna elettorale permanente” fa sì che un cittadino si interessi alle proposte di un candidato che converta quell’interesse in un voto per quello stesso politico. Tuttavia, un aspetto importante da sottolineare è che la fiducia del cittadino verso la politica è già abbastanza labile e ciò è la diretta conseguenza di una storia (quella italiana) dove la politica stessa piuttosto che sporcarsi le mani ha pensato bene di pulirsele.

Insomma, per concludere, è bene ricordare una cosa: il gioco è bello quando dura poco. La fune è già abbastanza tesa, non vogliamo certamente che si spezzi?

[1] https://www.sportmagazine.it/altri-sport/2023/04/12/la-storia-del-tiro-alla-fune-regole-e-origini-dello-sport/

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