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L’AI ci inganna… e noi lo sappiamo

Viviamo sempre più circondati dall’intelligenza artificiale e il rischio è che essa ci inganni al punto da non permetterci più di distinguere la realtà dal mondo virtuale. Il rischio è la perdita della nostra socialità e relazionalità, due aspetti costitutivi dell’essere umano.
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Come le nuove tecnologie ci illudono di una realtà che non esiste

Il 12 marzo 2024 la Scuola di Scienze Politiche ha ospitato il Prof. Simone Natale, docente dell’Università di Torino specializzato nello studio sociale dei media artificiali. Durante il suo incontro egli ha analizzato la capacità dell’IA di ingannare l’uomo. Per poter dare un senso a questa frase, però, dobbiamo ricordare che il cervello umano opera in stretto rapporto con l’inganno. A livello cognitivo spesso assistiamo a inganni della nostra percezione chiamati banal deception (inganno banale), che si manifestano quotidianamente: pensiamo a quando percepiamo forme a noi familiari nelle nuvole o volti antropomorfizzati in oggetti. Dunque, se l’inganno è parte integrante del nostro sistema cognitivo e i media “sono estensioni dell’umano”, come dice Marshall McLuhan, le nuove tecnologie saranno costruite su inganni percettivi per essere su misura per l’uomo. Questi inganni possono essere di natura pratica o estetica. Un esempio del primo tipo è l’MP3 che riproduce solo le frequenze udibili dall’orecchio umano scartando quelle non necessarie. Un esempio del secondo tipo è Replika, un’applicazione creata con l’IA con cui puoi intraprendere delle conversazioni di tipo amicale o erotico e che, a discapito della sua artificialità, viene spesso percepita come “umana” dagli utenti. 

Facendo proprio riferimento a quest’ultimo punto, Natale sottolinea come l’IA rischi seriamente di farci cadere in inganno non perché più intelligente dell’uomo, quanto più perché è capace di produrre un’illusione di intelligenza tale da farci perdere la capacità di distinguere tra l’uomo e la macchina. In questo momento la nostra priorità dovrebbe essere quella di porre attenzione al tipo di relazione che instauriamo con l’intelligenza artificiale. Ogni giorno sempre più persone: impiegano Character.AI per conversare con un bot che emula la personalità dei Vip come Ariana Grande e Cristiano Ronaldo; seguono influencer ideate con l’IA come Aitana Lopez che vanta più di 300 mila followers su Instagram e guadagna più di 10.000$ al mese in pubblicità; impiegano app come Woebot per parlare con un bot dei propri stati d’animo e cercare un sostegno nella gestione delle proprie emozioni; usano l’applicazione Replika per fare delle videochiamate amicali o romantiche con avatar creati sulla base dei propri gusti. Questi sono solo alcuni esempi esplicativi di ciò che intendiamo quando parliamo di “inganno delle macchine”. 

Qualcuno potrebbe chiedersi come sia possibile cadere in errore. Natale evidenzia come, pur essendo pienamente consapevoli di star interagendo con una macchina, spesso ci lasciamo coinvolgere dal tipo di relazione che creiamo con essa e proiettiamo la nostra socialità sul sistema tecnologico che stiamo usando. Tutto questo potrà divenire un grave problema nel futuro: la capacità dell’IA di essere “naturale”, credibile e “umana” potrebbe portare l’individuo a proiettare nella macchina caratteristiche proprie dell’uomo come la solidarietà, la gentilezza e l’empatia e ridurre drasticamente i rapporti con gli altri umani. La motivazione è semplice: conversare con un avatar virtuale che abbiamo creato secondo i nostri gusti, significa avere un enorme potere di controllo su di esso; ciò è ben diverso per le relazioni umane che sono, certamente, più impegnative e anche meno controllabili dal singolo individuo. 

Con questo non vogliamo affermare che si si debbano disincentivare gli investimenti, le ricerche e le sperimentazioni sull’IA; al contrario, l’utilizzo delle tecnologia è per l’uomo un valido aiuto sotto innumerevoli punti di vista. Ciò che dobbiamo evitare è una completa alienazione delle persone dalla realtà, quella vera, tangibile e più incerta rispetto a quella creata virtualmente.   

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