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Mattarella ieri e oggi: è cambiato il vocabolario del Presidente?

 L’evoluzione del vocabolario del Presidente della Repubblica negli ultimi anni, cogliendo i cambiamenti nell’uso delle parole nei discorsi di fine anno del 2015, 2017, 2020, 2023.
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Cerchiamo di rappresentare sinteticamente l’evoluzione del vocabolario del Presidente della Repubblica negli ultimi anni, cogliendo i cambiamenti nell’uso delle parole nei discorsi di fine anno del 2015, 2017, 2020, 2023.

Dall’impegno alla pace

“Impegno” fu la parola più usata dal Presidente nel suo primo discorso di fine anno. Una parola che definisce la caratteristica principale del cittadino, inteso come partecipante alla vita civile e sociale del proprio paese. Questa parola ci richiama senz’altro al tema della partecipazione. Nel 2017 fu invece “vita” il vocabolo maggiormente utilizzato, passando poi a un vocabolo che mise proprio la vita, almeno quella che conoscevamo fino ad allora, in discussione, ossia “pandemia” che naturalmente primeggia nel 2020. In ultimo, come già osservato nei giorni scorsi, “pace” è stata la parola più frequente nel discorso di Mattarella. 

Ma la parola “giovani” non è ai primi posti?

Una narrazione molto diffusa nei giorni nostri è quella che afferma che si nomini molto i giovani ma che nessuno agisca concretamente con e per loro. Il Presidente Mattarella, su questo tema, ha sempre tenuto un profilo diverso. Nei quattro discorsi in esame la parola giovani compare ma non svetta, a differenza invece di quanto accadeva nei discorsi del predecessore, il Presidente Napolitano. Questo però non perché Mattarella non sia interessato ai  giovani, ma preferisce guardare al domani parlando di “futuro” (una volta sul podio e sempre tra in top ten nei quattro discorsi in esame). Questa scelta ci impone una riflessione: l’investimento sul futuro è naturalmente necessario per i giovani, i quali quindi non sono visti dal Presidente come una categoria assestante bensì come cittadini al pari degli altri.

L’attinenza al momento storico

Dalla nostra analisi, emerge una tendenza sempre più avanzata a focalizzare le questioni contingenti nel discorso di fine anno. Se, infatti, nel 2015 il focus era ampio, nel passare del tempo il discorso del Presidente si è sempre più adattato al contesto specifico. Nel 2017, prima delle elezioni politiche, il Presidente tenne molto a specificare il valore della Costituzione e del voto; nel 2020 chiaramente la questione dell’emergenza sanitaria ha totalizzato la sua riflessione; nel 2023 invece la situazione internazionale è stata centrale. 

Dunque, è cambiato molto il Presidente?

Possiamo dire che le scelte semantiche del Presidente Mattarella non sono troppo cambiate negli anni. Sebbene vi sia una necessità dell’attinenza al momento storico, il profilo che emerge è quello di un garante dell’unità del Paese, il quale, alle venti dell’ultimo giorno dell’anno, ci ricorda come la Costituzione sia centrale per perseguire gli interessi dei cittadini che lo compongono. Quindi, attraverso la sua profonda conoscenza del dettato costituzionale, Mattarella tende a farci riflettere sulla realtà contingente con uno sguardo critico e spinto all’unità dell’Italia. Il Presidente, dunque, non è cambiato, perché i principi costituzionali sono rimasti i medesimi, bensì ha compiuto il servizio di mettersi gli occhiali della Costituzione e darci annualmente la sua visuale da questa prospettiva. 

Infine, un’opportunità per gli studenti: giovedì 8 febbraio il Presidente Mattarella sarà presente nel nostro Ateneo per l’inaugurazione dell’Anno Accademico. L’evento si terrà presso il Teatro del Maggio Fiorentino ed aprirà la sessione di eventi per i 100 anni dell’Ateneo fiorentino.

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