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Morte e resurrezione del vinile

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Era il 1982 quando, a Copenaghen, venne inventato il CD e si decretava ufficialmente la morte del vinile e dell’audiocassetta. Oggi, contro ogni previsione, sembra che la tendenza si sia invertita: i vinili, per la prima volta, superano le vendite di CD e mantengono vivo il settore fisico dell’industria musicale costituendo il 17,1% delle copie fisiche vendute, nonostante la maggior parte del consumo di musica avvenga tramite piattaforme di streaming come Spotify o Apple Music (circa l’84% secondo la IFPI).

Certo, questo non significa che le vendite di LP sono tornate ai livelli degli anni ‘80, quando ancora superavano i 250 milioni di copie vendute all’anno. Tuttavia, è interessante vedere come dopo due decenni di dominio indiscusso del compact-disc, i vinili sono tornati rilevanti, in parte a causa del collezionismo – si stima che circa il 50% di chi acquista vinili non li faccia mai suonare –  sia per una sensazione comune per cui ascoltare musica in modo analogico è un’esperienza più veritiera e, in un certo senso, più coinvolgente per l’ascoltatore e anche grazie a delle strategie di marketing azzeccate implementate anche dagli artisti stessi. E’ il caso della campagna di marketing messa in atto da Taylor Swift per il suo album del 2022 “Midnights”, disponibile in 4 varianti diverse, oppure quelle pensate per celebrare l’anniversario dell’uscita di album come “Erotica” di Madonna o “Aladdin Sane” di David Bowie.

Tra le iniziative più celebri abbiamo sicuramente il Record Store Day, nato nel 2007 e celebrato ogni terzo sabato del mese di aprile con lo scopo di celebrare e diffondere la cultura del disco, l’importanza dei negozi di dischi indipendenti – e per estensione della musica in vinile – come comunità aggreganti. Per l’occasione vengono realizzate edizioni speciali di alcuni vinili, prodotti promozionali, si tengono esibizioni e meet and greet con i fan. In Italia il primo RSD è stato celebrato nel 2013 e da allora è diventato un appuntamento fisso in circa 200 negozi di dischi italiani.

Insomma, quello che solo qualche anno fa era considerato un formato obsoleto e anacronistico nell’era digitale è invece una delle forme più apprezzate e più utilizzate per ascoltare i propri album preferiti.

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