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Sicurezza in Italia: tra realtà e percezione

In Italia si parla sempre più spesso di emergenza sicurezza. Ma quanto di ciò che viene percepito dai cittadini Italiani è reale? E quanto di questa emergenza viene alimentata da politici e mass media?
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Alcuni dati

In Italia si sente sempre più spesso parlare di un’emergenza sicurezza. Sempre più spesso leggiamo di notizie relative a crimini efferati, sovente legati alla “crisi” migratoria, e le giunte comunali delle principali città italiane richiedono al governo di stanziare sempre più fondi alla sicurezza delle strade. Aumentare il numero di agenti delle forze dell’ordine sulle strade delle nostre città sembra essere la soluzione auspicata dalle principali parti politiche, nonché la risposta ai desideri di sicurezza della cittadinanza. Tuttavia, diversi sociologi ed esperti di comunicazione hanno fatto notare come i mass media amplifichino la risonanza di determinati eventi, facendoli sembrare molto più frequenti e letali di quanto non siano nella realtà dei fatti. 

Non solo: la stessa natura dei mass media spingerebbe questi mezzi di comunicazione verso il sensazionalismo, facendo occupare gran parte delle proprie trasmissioni trattando di crimini e reati piuttosto che non di successi o eventi positivi che accadono in egual o maggiore misura rispetto a quelli negativi. Non a caso, è stato provato da studi di sociologia e psicologia sociale quanto gli esseri umani tendano a dare rilevanza a notizie negative, piuttosto che a quelle positive. I social media ed i social network esaspererebbero questo meccanismo, ponendo sempre più di frequente e sempre più vicino all’utente la realtà dei crimini quotidiani. I politici, infine, sfrutterebbero questo sistema amplificando la portata di tutti quegli eventi che attentano alla sicurezza pubblica al fine di aumentare i propri consensi. Dopotutto, è sempre più chiaro come sia facile aumentare i consensi alimentando la paura dei cittadini piuttosto che non proponendo interventi nuovi, positivi e profondi sul tessuto economico-sociale del Paese. La domanda è: quanto la richiesta di politiche di sicurezza è in realtà alimentata da fenomeni mediatici, piuttosto che non da fenomeni reali?

Proviamo ad osservare i dati relativi alla sicurezza effettiva della realtà italiana a partire dal report fornito dal Ministero dell’Interno del 2023. Dal 2007, i reati sono in calo in termini assoluti su tutti i fronti: ci sono meno furti, meno truffe e meno omicidi. Nel 2021 e 2022 Si è registrata una contenuta flessione positiva, relativa tuttavia al fatto che nel 2020, a seguito delle politiche di quarantena e di limitazione della libertà di movimento, si è registrato un crollo consistente nei crimini. In poche parole, rispetto al 2019, i crimini del 2021 e 2022 restano in calo. Rispetto al periodo Covid, ci sono stati alcuni crimini in risalita (sempre in misura minore rispetto al 2019 in termini assoluti): si tratta di furti (+17.3%) estorsioni (+14,4%) rapine (+14,2%) violenze sessuali (+10,9%) ; in diminuzione sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile (-24,7%) usura (-15,4%) contrabbando (-10,4%) e incendi (-3%). Si è registrata anche una crescita negli omicidi (+3%) 314 rispetto a 304, ma il dato è in realtà in diminuzione rispetto al periodo pandemico

Realtà e percezione

Significativo è il fatto che la popolazione straniera, spesso vista come la principale responsabile per i crimini commessi in Italia, rappresenti meno della metà dei denunciati e degli arrestati (il 34% contro il 66%). Questo dato ci fa capire come spesso le dinamiche relative all’informazione di massa e dei social contribuiscano attivamente a distorcere la percezione della realtà: un italiano dovrebbe temere molto più spesso di essere vittima di crimini compiuti da altri italiani piuttosto che da stranieri, ma vediamo come nella realtà quotidiana si agisca diversamente. Ma se la maggior parte dei crimini sono in diminuzione in termini assoluti, esistono delle categorie di crimini in aumento reale? Nonostante i numeri in termini assoluti indichino una riduzione di tutti i crimini, lo stesso non vale per la crescita relative di alcune categorie sul totale. Si tratta di un gruppo di reati che è meno rilevabile nella percezione di pericolosità e frequenza degli italiani, e che pure rappresenta l’unica sezione in aumento. Si tratta delle violenze di genere e dei reati compiuti da minori. Se le seconde stanno avendo solo ultimamente più visibilità, a causa del fenomeno “baby-gang”, che mette in diretto pericolo gli stessi uomini italiani, le prime sono ancora al centro di dinamiche di negazione. Poiché gli uomini sono i principali fautori del reato e al contempo non possono esserne vittime, femminicidi e violenze di genere vengono percepite come fenomeni eccezionali rispetto alla norma.  Ciò fa notare come la percezione della rilevanza di un determinato fenomeno dipenda anche da ragioni ideologiche. Infine, bisogna però far notare come le denunce contro le violenze sessuali vengano presentate più spesso che in passato, facendo levitare nelle statistiche il fenomeno: resta quindi difficile sapere se in termini assoluti questo reato sia diminuito nel tempo. 

Di fronte alla realtà, quali sono i fenomeni di cui gli Italiani hanno più paura? I crimini che i cittadini Italiani percepiscono più pericolosi che in passato sono: il furto di dati personali su Internet (56,2%), la truffa (53,5%), furto in abitazione (53,1%) e lo scippo/borseggio (50,6%), tutti fenomeni in diminuzione nel tempo. Tuttavia, sono aumentate le misure di sicurezza adottate dagli Italiani, che vanno dall’installazione di sistemi di allarme e sorveglianza fino all’uscire di casa armati di spray al peperoncino. In generale, gli Italiani si percepiscono più insicuri che in passato, e temono molto di più l’aggressione fisica e l’omicidio, un prodotto evidente dell’esposizione ai media di massa, che dipingono in dettaglio questi crimini su base quotidiana. 

In poche parole, la criminalità in Italia è diminuita, ma ne è aumentata la percezione. Infatti, i dati parlano chiaro: i reati totali sono passati dai 2.429.795 del 2018 ai 2.183.045 del 2022, un calo del 16%! Mentre per il 24,8% dei cittadini la vita è diventata più pericolosa che in passato. Tuttavia, la percezione non è aumentata lì dove dovrebbe essere, cioè relativamente ai crimini in effettiva crescita, come la violenza di genere e i reati compiuti da parte dei minori. La domanda che viene da chiedersi è: quali sono le implicazioni sul piano politico e sociale di questo fenomeno? Qual è la responsabilità dei mass media e dei politici nell’appellarsi a questa “emergenza”? E quanto di essa viene costantemente alimentata proprio dagli stessi che possono trarne vantaggio?

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