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Violenza di genere in Italia: un intervento agli istituti paritari superiori.

 Ogni anno in Italia 150 donne sono vittime di femminicidio. Il 29 ottobre, ai fini di prevenzione si è svolta una lezione sul tema della violenza di genere tenuta dalla dottoressa Valeria Dubini.
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Ancora molto da fare

“I ragazzi giovani ti riportano delle situazioni che, certo, nella mia generazione non avremmo consentito […] ad esempio il mio ragazzo mi controlla il cellulare, ma io lo reputo un gesto d’amore”. 

Valeria Dubini, intervista.

Il tema della violenza di genere è uno dei più caldi nel panorama politico e sociale italiano. Come afferma l’ISTAT, ogni anno in Italia muoiono 150 donne per mano di uomini.

Non esiste una definizione ufficiale di femminicidio: si tratta di un neologismo coniato per identificare gli omicidi fondati sulla discriminazione di genere.

La violenza di genere, infatti, come definita dall’ONU, rappresenta “ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne”. 

Il genere viene, invece, definito dal consiglio d’Europa come l’insieme di “ruoli, comportamenti, attivitĂ  e attributi socialmente costruiti che una determinata societĂ  considera appropriati per uomini e donne”. 

Nonostante alcuni casi di cronaca eclatanti sembrino temporaneamente rendere coeso il corpo politico nella definizione del problema e delle sue soluzioni, poche cose sembrano cambiare. Anzi, sotto l’attuale governo, i fondi per la prevenzione della violenza contro le donne sono di fatto scesi (da 17 milioni del 2022 a 5 milioni del 2023).

Secondo il Ministero della Salute, il 92% degli omicidi contro le donne viene compiuto da un uomo; un dato concorde a quello rilevato dall’ISTAT, il quale fa notare come nel 2022 su 126 omicidi di donne, 106 siano stati presunti femminicidi. Il 58% viene compiuto da un partner o ex partner, mentre il 40% da un membro della famiglia: un dato che fa saltare all’occhio come la donna sia principalmente in pericolo nella sfera degli affetti, e che spinge molti a parlare di sistema patriarcale.

Le statistiche sulla violenza di genere sembrerebbero in aumento. Secondo l’ISTAT, incrementano le violenze da parte di partner ed ex-partner. In questo caso, la percentuale di donne che hanno subito ferite è passata dal 26% al 40%, che hanno subito violenze gravi dal 64% al 76% e che hanno temuto per la propria vita dal 18,8% al 34%.

Aumenta inoltre il grado di efferatezza nella violenza da parte dei non-partner (in termini di stupri e violenze). Accresce, infine, anche la violenza assistita, per cui i figli assistono ad episodi violenti in casa (dal 60% al 65%). Anche qui il 78% delle violenze vengono perpetrate da partner o ex partner e un ulteriore 11% in famiglia (il resto al di fuori di reti affettive). 

Il Governo in carica ha inasprito nel 2023 le pene per omicidio con aggravante di femminicidio e per coloro che commettono violenze di genere. Solo dopo il caso Cecchettin si è deciso di tornare a fare prevenzione nelle scuole tramite degli specifici corsi extra-curriculari per gli studenti. Gli effetti futuri sono ancora da misurarsi, ma cosa viene fatto per adesso nelle scuole?

Valeria Dubini, intervento agli istituti paritari Cavour-Pacinotti

“L’amore non è controllo ma è libertà, rendersi reciprocamente felici, e rispettarsi, questo è un punto importante”.

Valeria Dubini.

Nella giornata del 29 febbraio si è tenuta presso gli Istituti Paritari Superiori Cavour-Pacinotti una lezione sui temi della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e della violenza di genere. L’idea è che ci sia un legame tra le disparitĂ  nei modi in cui ragazzi e ragazze prendono precauzioni ed il controllo e le violenze che avvengono all’interno delle coppie.  A curare tale intervento è stata la direttrice dei consultori della Toscana centrale, Valeria Dubini.

Dopo un’introduzione storica sulla nascita dei consultori, si è parlato dell’importanza che queste strutture hanno nella prevenzione e nel contrasto delle violenze di genere, in quanto organizzate con un personale specializzato che include anche figure predisposte al contrasto della violenza di genere.

Durante il suo intervento, la direttrice ha precisato quanto le conquiste sociali acquisite nel tempo debbano sempre essere difese, perché nulla vieta la possibilità che vengano rimesse in discussione.

Come ha infatti affermato: “Quello che io cerco di dire è di non dare mai per scontato […] pensiamo che alcune cose nella nostra società siano acquisite […] non è così perché la nostra è ancora una società patriarcale dove si giustificano certi comportamenti e dove non si accetta che la donna possa affermare la propria identità e il proprio rifiuto”.

La Convenzione di Istanbul tenuta dal Consiglio d’Europa per la lotta alla violenza di genere, ci spiega come non si possa essere liberi da questi fenomeni senza prevenzione e monitoraggio costante a partire dalle scuole.

Come fa notare l’ISTAT, è proprio grazie a queste campagne di prevenzione che sempre piĂą donne riescono a denunciare, rivolgersi ai centri appositi e uscire da questa situazione di violenza. 

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