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Vivere le aree interne: una possibile opportunità o una difficile realtà?

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Tra i fenomeni del tempo, c’è la tendenza a riscoprire ciò che è fuori dalla città. Cosa c’è fuori più delle aree interne del nostro paese? Forse niente. Quali sono le condizioni di vita in questi luoghi? Proviamo a capirlo.

Cosa sono le aree interne

Innanzitutto è necessario, per comprendere il fenomeno, capire cosa siano le aree interne. Per esse si intendono infatti quelle aree che distano oltre venti minuti dal polo, ossia dal centro urbano, il quale offre un’istruzione secondaria superiore articolata, un ospedale di primo livello e una stazione ferroviaria di tipo silver. Secondo i dati Istat, nel 2020 ben 13.432.861 persone vivevano nelle aree interne, circa il 23% dei cittadini. Nonostante solo un quinto dei cittadini viva in queste zone, a livello geografico esse coprono circa il 73% del Paese1. Già da qui, comprendiamo quali possano essere i problemi dal punto di vista della mobilità e dei collegamenti con i servizi.

Quali difficoltà?

Chiaramente le questioni critiche di queste aree derivano proprio dai criteri predetti: sanità, istruzione e mobilità. Infatti, la mancanza di una facilità all’accesso a questi diritti fondamentali mettono in crisi lo sviluppo economico e sociale di queste zone. Si nota soprattutto in termini di fatturato, il quale è sei volte inferiore a quello dei poli urbani2. Questo comporta sicuramente una condizione di difficoltà tale da spingere molti abitanti di queste terre verso le città. Inoltre, per quanto riguarda il punto della sanità, anche fare una visita diventa spesso un viaggio per chi vive in queste zone. Ciò rappresenta un serio problema soprattutto per quelle persone che, avendo difficoltà allo spostamento, non riescono a raggiungere in modo puntuale e tempestivo i luoghi dei servizi. Così come, anche dal punto di vista comunicativo è complesso arrivare a tutti i cittadini, data anche l’anzianità di queste aree.

E per uno studente universitario?

Sicuramente il tema più impattante per uno studente universitario che vive nelle aree interne è quello dei trasporti. “Un’ora almeno è necessaria, ma il problema è quello di diversi imprevisti possibili” dice Marta, studentessa di PIM. “Bisognerebbe che a livello politico ci fosse un coordinamento per migliorare la mobilità tra le aree, quantomeno nella città metropolitana”, conclude la studentessa.

Quali sono invece le possibili opportunità della vita nelle aree interne?

Negli ultimi anni, con le nuove tendenze al ricercare una vita più lenta e a portata d’uomo, vi è stata una ventata di riscoperta della montagna e delle aree difficilmente raggiungibili. Da una parte infatti la vita lenta delle aree interne tende a poter mettere a frutto alcune pratiche di vita ecologiche e comunitarie difficilmente traslabili in città; dall’altra la buona diffusione delle connessioni e dello smart working ha permesso ad alcuni di trasferirsi in queste zone potendo continuare a lavorare. Inoltre, da diverso tempo, molte regioni italiane stanno favorendo la creazione di cooperative di comunità: queste realtà tendono a mettere insieme la cooperazione con lo sviluppo territoriale, diventando una buona opportunità per riscoprire territori lontani. Tale metodo è inoltre favorito dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne che investe soprattutto in nuovi metodi di cooperazione che permettano un nuovo sviluppo del territorio.

  1.  https://www.istat.it/it/archivio/273176, visitato in data 10/12/2023. ↩︎
  2. ibidem. ↩︎

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